La terrazza di Tellaro

Giocare la finale dei mondiali a Tellaro

Sulla piccola terrazza sopra il mare di Tellaro, proprio sotto il campanile impacchettato, va in scena la finale dei mondiali.

In porta stanno quelli mingherlini con gli occhiali. Uno è il campione, universalmente riconosciuto, perché è l’unico “che si tuffa”. E si tuffa per terra, anche si fa male. L’altro è l’offeso, perché gli hanno appena detto “tu sei un po’ meno bravo”. In realtà, bravo o no, è solo un po’ più piccolo.

In attacco giocano quelli alti, perché scartarsi è un fatto di gomiti nella pancia e tentati sombreri, che solo a volte riescono. Altre volte, invece, la palla finisce di sotto. Di sotto nel senso “in mare”. Oppure in testa a qualcuno che prende il sole sugli scogli.

Io li guardo. Sono stato designato come “un fan”, insieme a mia figlia. Mia figlia, in questo momento, vorrebbe essere grande come loro. Nella mischia tra gli scogli e il cielo. Però sa aspettare, lì sopra il gradino, e li guarda con occhi rapiti dalle due righe di spalti inventati.

La palla vola via, calciata con troppa foga, verso il Tino. L’attaccante colpevole di svirgolata la va a recuperare.
“È la finale dei mondiali?” domando al portiere più bravo.
“Maledetta Svezia” mi dice.
“Eh già” ancora mi brucia. “Maledetta davvero.”
“Così non abbiamo portato la televisione” mi spiega.
Niente mondiali, niente televisione al mare. La decisione è stata presa in fase di trasloco, mi pare di capire.
“Niente televisione e niente cartoni” completa la frase.
Poi torna il pallone e la partita riprende.