Medesano

La luce è verticale e senza spessore. Un bianco che allappa e sospende. È anonimo, qui dentro. E potrai anche farci la miglior cagata della tua vita, ma sempre anonimo rimarrà. Non è il carattere che conta, dopotutto, per un bagno pubblico. Quello che conta sono pulizia e odore. Ti devi fidare. In un secondo devi decidere se posare il sedere sull’asse o chiedere alle gambe di tenerti in bilico come un equilibrista. E lo decidi in un attimo, con gli occhi e con il naso.

Potrai anche farci la miglior cagata della tua vita qui dentro,
ma sempre anonimo rimarrà

Caldissima e accogliente, chiamami al 339XXYX00” lo hanno inciso le punte dure di una chiave sulla porta che mi ritrovo a fissare.

Ho sempre pensato che fossero scherzi o grida d’aiuto, comunque tracce di vite annoiate, quelle scritte.
E ho sempre faticato a immaginare chi potesse cercare un’altra persona, seduto sulla tazza di un cesso d’Autogrill.

Ho sempre faticato a immaginare chi potesse cercare un’altra persona,
seduto sulla tazza di un cesso d’autogrill

Mi sono annotato il numero, quasi di nascosto anche da me stesso, come un brutto pensiero da nascondere sotto il maglione. Non lo userò mai, figurarsi. Lo terrò lì, per ridere di me e pensare a quello che potrebbe essere e non è, alle strade assurde che ti possono portare dove non penseresti mai.

Esco dal bagno. Lascio tutto in ordine. Mi avvicino al lavandino e, al solito, non capisco al primo colpo come far funzionare il rubinetto. Frullo l’aria con le mani insaponate. Cazzo di fotocellule. Mi asciugo le mani nel phon automatico. “Magneti Marelli, tu pensa quanti soldi hanno fatto questi ad asciugare le mani degli italiani” dico tra me e me. Lascio una monetina nel piattino fuori dalla porta.

Salumi, dolciumi, cd e una classifica di libri improbabili. Nei primi 20 non ce n’è uno che leggerei. Nemmeno sotto tortura. Prendo un pacchetto di chewingum, che mangerò a due a due in macchina, fino a farmi venire la noia alle mandibole. Poi cercherò alla cieca uno scontrino nel cassettino sotto il poggiabraccio tra i due sedili, per buttarle via.

Spingo la porta a molla, su cui s’aggrappa un litigio tra gruppi ultras a forza di adesivi. “Vecchi ultras, Vecchi rancori” dice il più bello.

Mi levo il portafoglio dalla tasca mentre mi avvicino alla macchina. Apro la portiera, mi siedo. Giro le chiavi e controllo il cellulare.

Sta passando un tir, non posso partire subito. Guardo lo schermo del cellulare.

Ho trovato il numero a Medesano. È vero?” scrivo.